<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" ><generator uri="https://jekyllrb.com/" version="3.10.0">Jekyll</generator><link href="https://dietista.it/feed.xml" rel="self" type="application/atom+xml" /><link href="https://dietista.it/" rel="alternate" type="text/html" /><updated>2026-07-09T18:55:25+00:00</updated><id>https://dietista.it/feed.xml</id><title type="html">Dott.ssa Mara Micolucci - Dietista</title><subtitle>Dietista, Farmacista, Dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche. Consulenze online e in presenza.</subtitle><entry><title type="html">… e la Pancia non c’è più! (Quinta parte)</title><link href="https://dietista.it/2024/03/24/e-la-pancia-non-c-e-piu-quinta-parte.html" rel="alternate" type="text/html" title="… e la Pancia non c’è più! (Quinta parte)" /><published>2024-03-24T00:00:00+00:00</published><updated>2024-03-24T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2024/03/24/e-la-pancia-non-c-e-piu-quinta-parte</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2024/03/24/e-la-pancia-non-c-e-piu-quinta-parte.html"><![CDATA[<p>Buongiorno a tutti, buongiorno a tutte. Eccomi qui a rispondere alle domande lanciate con l’ultimo podcast.</p>

<p><strong>Può la nostra flora batterica o microbiota influire e condizionare il nostro peso?</strong> Così come, può la nostra dieta, le nostre abitudini alimentari influire e condizionare la nostra flora batterica, il nostro microbiota?</p>

<p>Almeno una volta nella vita abbiamo detto o sentito dire, perché, anche se sto attenta, attento a quello che mangio, non riesco a dimagrire? Allora, vi esorterò, sempre e comunque, a non cercare un solo colpevole nell’alimentazione che ci possa impedire di ritrovare il peso ottimale.</p>

<p><strong>L’obesità e il sovrappeso sono stati a lungo semplicisticamente inquadrati come la risultante di uno sbilanciamento tra introito calorico e dispendio energetico</strong>, o più semplicemente il risultato tra quello che mangiamo meno quello che consumiamo.</p>

<p>Noi esseri umani ci siamo evoluti con una comunità di batteri ed altri organismi intestinali che complessivamente formano il cosiddetto microbiota intestinale. Il concetto che ci interessa ora è che <strong>esistono delle differenze tra le popolazioni batteriche della persona obesa e quella normo peso.</strong> Aumentano le probabilità che la popolazione batterica caratteristica in una persona obesa abbia un’aumentata capacità di estrarre calorie dagli alimenti, grazie ad una più efficace digestione terminale di composti poco o per nulla digeribili dall’apparato gastroenterico umano.</p>

<p>Stiamo parlando delle <strong>fibre</strong>, quella parte dell’alimento che teoricamente non digeriamo e che da sempre crediamo alleata alla nostra dieta. Ad oggi ci sono diverse prove sperimentali su questo meccanismo, su questa peculiarità del microbiota presente nel soggetto obeso. Questo tipo di microbiota intestinale dotato di enzimi non codificati dal genoma umano contribuisce al recupero di energia dei polisaccaridi introdotti nella dieta altrimenti non digeribili, non assorbibili, quali le fibre.</p>

<p><strong>È stato dimostrato che il fenotipo obeso era trasmissibile con la flora intestinale, il microbiota.</strong> Infatti cavie con flora batterica derivata ad animale obeso presentavano un aumento del grasso corporeo di circa il 60% in più rispetto a cavie con flora batterica o microbiota proveniente da cavie normo peso. Analoghi risultati sono stati ottenuti nell’essere umano già nel 2005. I batteri intestinali selezionati nell’intestino delle persone obese, ci sono più gradi di obesità, non si fanno sfuggire le calorie contenute nelle fibre sotto forma di zuccheri ed acidi grassi, un po’ come fanno i ruminanti.</p>

<p>Deduciamo da ciò che <strong>in presenza di obesità si deve porre attenzione anche alla quantità di verdure da assumere con la dieta.</strong> L’introduzione di troppe verdure può diventare un boomerang, perché in questo caso staremmo ottimizzando il recupero di calorie dalle fibre.</p>

<p>Il concetto importante è che per l’organismo <em>l’equilibrio nella persona obesa è l’obesità</em>. È come se l’obesità non volesse sparire e grazie alla collaborazione della flora batterica il corpo attraverso segnali interni ottimizzasse anche alimenti come le fibre per ricavare calorie necessarie alla conservazione dell’obesità.</p>

<p>Perciò la dieta va scelta con l’ausilio di un professionista e la quantità di fibre e di verdure devono essere ragionevoli e commisurate alla persona e alla dieta. Questo percorso alimentare andrebbe inoltre accompagnato dall’assunzione di probiotici mirati da un protocollo personalizzato come la dieta per cercare l’equilibrio nella flora batterica intestinale, l’eubiosi del microbiota, così da permettere finalmente il giusto calo ponderale.</p>

<p>Vi segnalo che la dieta mediterranea ricca di fibre vegetali e povera di proteine animali, grassi saturi e zuccheri raffinati sembra promuovere la proliferazione intestinale di generi batterici favorevoli a preservare l’eubiosi, l’equilibrio, e a tutelare la mucosa intestinale da cui non dipende soltanto la corretta funzionalità gastroenterica ma anche la modulazione della risposta immunitaria allergica e neuroendocrina.</p>

<p>Bene, siamo arrivati al termine e per consigli specifici ai mirati vi esorto a contattarmi attraverso la piattaforma <a href="/contatti/">dietista.it</a>.</p>

<p>Ora vi auguro una buona giornata e al prossimo podcast.</p>

<p>Possiamo ancora parlare di peso ideale? Che cos’è in realtà il peso corporeo?</p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[Si dice "Chi non risica non rosica!" ma in questo podcast posso dire: "Chi rumina non rosica!", scopriamo assieme un intoppo nel percorso di educazione alimentare mirato al raggiungimento del peso ragionevole.]]></summary></entry><entry><title type="html">… e la Pancia non c’è più! (Quarta Parte)</title><link href="https://dietista.it/2023/06/06/e-la-pancia-non-c-e-piu-quarta-parte.html" rel="alternate" type="text/html" title="… e la Pancia non c’è più! (Quarta Parte)" /><published>2023-06-06T00:00:00+00:00</published><updated>2023-06-06T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2023/06/06/e-la-pancia-non-c-e-piu-quarta-parte</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2023/06/06/e-la-pancia-non-c-e-piu-quarta-parte.html"><![CDATA[<p>Eccoci qua, questi sono gli argomenti che tratterò, e cioè <strong><abbr>FODMAP</abbr></strong> (fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides, and polyols), <strong>additivi alimentari</strong>, <strong>metalli pesanti</strong> e il loro legame con il <strong>gonfiore di pancia</strong>.</p>

<p>Non li tratterò in questo ordine, bensì al contrario, inizierò introducendo uno studio sui metalli pesanti, perché così capiremo come alcuni alimenti possono dar vita ad intolleranze legate alla disbiosi, alla <em>leaky gut</em>, che significa letteralmente intestino che gocciola, intestino che fa entrare nell’organismo, senza riuscire a filtrare, elementi tossici ed allergizzanti. Vedremo come porvi il rimedio e correre ai ripari.</p>

<p><a href="https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/m/metalli-pesanti-negli-alimenti"><strong>I metalli pesanti più pericolosi per la salute sono il mercurio, il cadmio, il cromo, il piombo, ma c’è anche arsenico e nickel</strong></a>, questo sicuramente lo avrete già sentito nominare come agente di allergie.</p>

<p>La domanda è, ma in che maniera introduciamo questi metalli pesanti? Sì, perché in piccolissima quantità non hanno odore, sapore o colore. Sono presenti nell’aria che respiriamo, vi ricordate ad esempio il piombo nella benzina? Più l’aria è inquinata e più li contiene. Possono essere contenuti nell’acqua se la falda acquifera è stata inquinata. Anche i cibi possono essere contaminati per l’uso di strumenti di cottura o conservazione di scarsa qualità.</p>

<p>Ma che relazione c’è tra i gonfiori di pancia e la tossicità da metalli pesanti?<br />
<a href="https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2020.140429">Uno studio finalmente lo chiarisce.</a></p>

<p>E allora partiamo dalla presenza del microbiota nel nostro corpo, che assieme alla mucosa intestinale sono la prima barriera verso gli agenti esterni. E ci difendono in questo caso dagli alimenti <em>“non-self”</em>. Vuol dire che sono alimenti non utili all’organismo, non sono affini, non sono riconoscibili. Come allo stesso modo il nostro sistema immunitario ci difende da elementi estranei non-self, come batteri o virus patogeni. <strong>Il microbiota quindi è la prima linea di difesa contro gli effetti tossici dei metalli pesanti.</strong></p>

<p>Attenzione, cito <a href="https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2020.140429">dallo studio</a>:</p>

<blockquote>
  <p>L’esposizione ai metalli pesanti altera la composizione e il profilo metabolico del microbiota intestinale, procurando gonfiore e leaky gut.</p>
</blockquote>

<p>In sintesi danneggia il nostro microbiota.</p>

<p><em>Mentre quando il nostro microbiota intestinale è sano, in eubiosi, altera l’assorbimento e il metabolismo dei metalli pesanti, agendo come barriera fisica all’assorbimento, alterando il pH, l’equilibrio ossidativo e la concentrazione di enzimi e proteine disintossicanti sui metalli pesanti.</em></p>

<p>In sintesi è stato dimostrato che <strong>il nostro microbiota in uno stato di salute e di eubiosi riduce l’assorbimento dei metalli pesanti nell’intestino, sequestrandoli per poi farli eliminare con le feci.</strong></p>

<p>Passiamo ora al secondo argomento, la presenza di <a href="https://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?area=sicurezzaAlimentare&amp;id=1170&amp;menu=chimica"><strong>additivi alimentari</strong></a> nella nostra dieta. Cosa combineranno?</p>

<p>Anche il sale e l’aceto sono additivi alimentari storici, non tossici, self, cioè che il nostro organismo riconosce, di uso comune, ma noi prenderemo in considerazione quelli utilizzati nell’industria alimentare per rendere più piacevole, durevole, palatabile e ghiotto il nostro alimento finale.</p>

<p>Ecco <a href="https://doi.org/10.1016/j.autrev.2015.01.009">uno studio importante che mette in relazione il cambiamento della permeabilità intestinale</a>, ossia la sua capacità di assorbimento, con l’assunzione di additivi alimentari industriali e spiegano, attenzione, l’aumento dell’incidenza, cioè i nuovi casi, delle malattie autoimmuni.</p>

<p>La barriera intestinale filtra, assieme al microbiota, gli alimenti che riconosciamo, self, da quelli che non riconosciamo, non-self. Molti degli additivi alimentari non sono alimenti e perciò sono non-self e se la barriera intestinale non è integra e sarà in disbiosi, leaky gut, sarà dovuto anche alla presenza degli additivi alimentari.</p>

<p>Cito <a href="https://doi.org/10.1016/j.autrev.2015.01.009">dallo studio</a>:</p>

<blockquote>
  <p>La leaky gut, la disfunzione delle giunzioni strette, è comune in molteplici malattie autoimmuni e il ruolo centrale delle giunzioni strette nella patogenesi delle malattie autoimmuni è ampiamente descritto.</p>
</blockquote>

<p><em>In parole povere, attraverso questo colino forato, che è la leaky gut, entreranno nel nostro organismo degli antigeni che attiveranno la cascata autoimmune.</em></p>

<p>Stiamo parlando di additivi alimentari, e cioè <strong>emulsionanti</strong>, <strong>coloranti</strong>, <strong>solventi organici</strong>, <strong>nanoparticelle</strong> e <strong>transglutaminasi batterica</strong>.</p>

<p>Quest’ultimo è un enzima prodotto dai batteri, usato per migliorare la consistenza di pane, carne, pesce, latticini, dolci. È un collante biologico, chiamato volgarmente <em>colla per carne</em>.</p>

<p><strong>Questo enzima mina gravemente la permeabilità intestinale e sembra sia immunogenico per chi ha la celiachia, cioè possono peggiorarla, sensibilizzarla.</strong> La transglutaminasi batterica è un additivo alimentare, ma essendo un enzima non c’è obbligo di scriverlo in etichetta, secondo la normativa europea.</p>

<p>Terminiamo ora con un argomento più leggero, i FODMAP.<br />
I FODMAP sono alimenti che contengono zuccheri come fruttosio, lattosio e alcuni dolcificanti che normalmente sono fermentati nell’intestino sano dal microbiota batterico.</p>

<p><strong>La dieta senza FODMAP è nata in Australia ed è utilizzata come una delle soluzioni al problema dell’intestino irritabile.</strong> Questa dieta prevede l’eliminazione di alimenti come funghi, cavolo, carciofi, legumi, eccetera. Ma come capirete <em>è molto pericoloso avventurarsi da soli ad eliminare dei cibi essenziali come i legumi</em>. Ma si può fare se aiutati da un o una professionista a fare una cernita alimentare per un breve periodo e accompagnati anche dall’integrazione dei giusti probiotici per ridare al nostro intestino la capacità di digerire nuovamente quell’alimento.</p>

<p>Andiamo ora alle conclusioni.<br />
In sintesi: <strong>non colpevolizziamo solo gli alimenti, questo o quello mi gonfia la pancia, ed eliminarlo, ma partire dalla qualità del cibo.</strong></p>

<p><strong>Meglio fresco e non manipolato.</strong></p>

<p><strong>Programmare un’integrazione probiotica mirata e far fare un piano alimentare personalizzato.</strong></p>

<p>E se ci si gonfia la pancia, leggiamolo come una richiesta di aiuto del nostro corpo, del nostro intestino e non solo come un fastidio da eliminare.</p>

<p>Alla prossima con “Dimmi che dieta fai e ti dirò che microbiota hai”.<br />
E <a href="/2024/03/24/e-la-pancia-non-c-e-piu-quinta-parte.html">il nostro microbiota può anche farci ingrassare?</a></p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[Il gonfiore di pancia, la disbiosi, può dipendere anche da non-alimenti, che introduciamo inconsapevolmente...]]></summary></entry><entry><title type="html">… e la Pancia non c’è più! (Terza Parte)</title><link href="https://dietista.it/2023/03/29/e-la-pancia-non-c-e-piu-terza-parte.html" rel="alternate" type="text/html" title="… e la Pancia non c’è più! (Terza Parte)" /><published>2023-03-29T00:00:00+00:00</published><updated>2023-03-29T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2023/03/29/e-la-pancia-non-c-e-piu-terza-parte</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2023/03/29/e-la-pancia-non-c-e-piu-terza-parte.html"><![CDATA[<p>Ora affronterò le tre principali cause del gonfiore di pancia: <strong>lo stress</strong>, <strong>i farmaci</strong> ed introdurrò anche <strong>la causa alimentare</strong>.</p>

<p>Il nostro organismo cerca sempre l’equilibrio e lo fa mandando dei segnali. Il gonfiore di pancia è uno di questi, ci avvisa che qualcosa non va. Come il nostro corpo cerca l’equilibrio, <strong>l’omeostasi</strong>, così il nostro microbiota intestinale cerca lo stesso, <strong>l’eubiosi</strong>. L’equilibrio è la biodiversità, cioè la ricchezza in specie batteriche che gli permette una sopravvivenza migliore.</p>

<p>Da una ricerca si è visto che <strong>il gonfiore di pancia interessa sino al 30% della popolazione</strong>. Non mi soffermerò nelle patologie intestinali che sono competenza del medico, ma a quel tipo di gonfiore transitorio del quale possiamo eliminare la causa.</p>

<p><em>Se l’intestino si carica di gas più del dovuto, è il segnale che il nostro microbiota da eubiosi è passato a disbiosi</em>, ad uno squilibrio, favorendo i batteri, fermentatori e produttori di gas. Quindi dovremmo capire se è cambiato qualcosa nelle nostre abitudini. Ad esempio il cibo, la qualità o la quantità del cibo, se abbiamo utilizzato un farmaco più del dovuto, oppure se è un momento della vita particolarmente delicato. A questo punto agiremo sulla causa e così contemporaneamente utilizzeremo qualche prodotto mirato, meglio <strong>probiotici</strong>, così aiutiamo più velocemente il nostro microbiota a rientrare in eubiosi.</p>

<p>Una delle capacità caratteristiche del nostro microbiota è quella della <strong>resilienza</strong>, e cioè la sua <em>capacità di tornare in equilibrio</em> dopo una delle cause tra alimentazione, farmaci, stress, che lo ha squilibrato ed impoverito. Quando questo non è possibile, e cioè il nostro microbiota non è sufficientemente resiliente e fatica a tornare ricco come prima, allora questo è il momento di integrare con l’apporto di probiotici mirati. Pensate che se il nostro microbiota non è sufficientemente resiliente, può impiegare <em>sino a due anni per ripristinare l’eubiosi</em>, dopo ad esempio l’uso di antibiotici.</p>

<p>Abbiamo già visto che il microbiota disbiotico, in squilibrio, non sarà di grande aiuto per il nostro sistema immunitario, per il nostro umore e per la nostra digestione.</p>

<p>Che una delle cause del gonfiore possa essere lo stress, l’ansia, lo sappiamo perché <strong>il nostro cervello è collegato direttamente al nostro apparato digerente</strong>. Prova ne è che solo l’idea di mangiare qualcosa di appetitoso fa produrre al nostro stomaco i succhi gastrici, con conseguente brontolio. Oppure sappiamo che il nostro cervello è collegato all’apparato digerente perché ad esempio la paura di affrontare una situazione scomoda ci può procurare l’impellente bisogno di andare al bagno.</p>

<p>Attenzione, la manifestazione degna di nota è che il segnale può andare anche all’inverso, cioè <strong>l’intestino può comunicare al cervello uno stato di disagio o disbiosi procurando, oltre al gonfiore, anche un possibile stato d’ansia o abbassamento dell’umore</strong>. <a href="https://doi.org/10.1007/s12325-020-01272-7">“Current Perspectives on Gut Microbiome Dysbiosis and Depression”</a> è uno studio interessante che correla la disbiosi alla depressione.</p>

<p>Questo è <em>il famoso asse microbiota-intestino-cervello</em>. E <strong>se il microbiota è in equilibrio, manda al cervello delle sostanze che migliorano l’umore</strong>.</p>

<p>Vediamo ora invece come <strong>alcuni farmaci, tra i più comuni, possano causare disbiosi, gonfiore di pancia</strong>, per una maggiore fermentazione dei batteri intestinali. L’esempio più eclatante sono gli <strong>antibiotici</strong>, ed ora sappiamo praticamente un po’ tutti che vanno adoperati solo su consiglio medico, ma il tranello è altrove, e cioè alla <em>possibile presenza di antibiotici negli alimenti</em>, specie nella carne, per l’utilizzo che ne viene fatto nei grandi allevamenti anche come promotore della crescita. <a href="https://www.salute.gov.it/portale/antibioticoresistenza/dettaglioContenutiAntibioticoResistenza.jsp?lingua=italiano&amp;id=5435&amp;area=antibiotico-resistenza&amp;menu=vuoto">“Antibiotico-resistenza nel settore ambientale”</a> è un documento interessantissimo del Ministero della Salute sull’argomento.</p>

<p>Un’altra famiglia di farmaci alla ribalta causa di disbiosi sono i <strong>protettori gastrici</strong> o <abbr><strong>PPI</strong></abbr>, l’acronimo di <em>inibitori di pompa protonica</em>. Il loro abuso, oltre al tempo stabilito dal medico, oltre a causare carenza di calcio, ferro e vitamina B12, può anche danneggiare il microbiota, perché cambiando il grado di acidità gastrica, cambia anche il terreno del primo tratto intestinale, minando la diversità delle specie batteriche come quelle utili al nostro organismo. E anche in questo caso lamenteremo difficoltà digestive e gonfiore. Vi rimando a <a href="https://doi.org/10.3748/wjg.v25.i22.2706">“Proton pump inhibitors and dysbiosis: Current knowledge and aspects to be clarified”</a> per maggiori informazioni sull’argomento.</p>

<p>Andiamo ora alla <strong>causa regina della disbiosi: l’alimentazione</strong>. Mi ripeto, se la nostra disbiosi, gonfiore, non sarà legata naturalmente a patologie, o all’uso di farmaci, o al nostro stato umorale, potremo finalmente considerare la causa legata all’alimentazione. Basti pensare semplicemente al <strong>latte</strong>, al lattosio in particolare, quando anche in assenza di intolleranza pura al lattosio, non viene digerito, procurando gonfiore e a volte anche delle scariche, a causa dell’aumento dell’attività fermentativa con la produzione di gas. In questo caso il nostro microbiota disbiotico manca dei batteri in grado di aiutarci a digerirlo e questo è il risultato.</p>

<p><strong>Gli stessi zuccheri possono dare gonfiore di pancia</strong> quando sono troppi. Gli zuccheri sono anche i carboidrati. Se ne assumiamo troppi possono arrivare indigeriti al colon e lì fermentare creando disbiosi e gas. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jfma.2019.09.005">“Nutritional and dietary strategy in the clinical care of inflammatory bowel disease”</a> è uno studio molto interessante sull’argomento.</p>

<p>Dal punto di vista alimentare, cosa può alterare il nostro microbiota per costringerlo alla disbiosi, ai processi fermentativi e produzione di gas fastidiosi più del dovuto?</p>

<p>Per prima cosa <strong>dovremmo fare sicuramente più attenzione alla masticazione</strong>. Non possiamo pretendere che ingerendo materiale grossolano possa passare inosservato all’intestino che tenterà invano di digerirlo.</p>

<p>E anche nel caso cambiassimo le nostre abitudini alimentari con l’assunzione di più proteine, o di meno carboidrati, o di più grassi, cambierà anche la composizione del nostro microbiota, in molti casi riducendo la sua biodiversità, la sua ricchezza in specie batteriche, sino alla disbiosi, gonfiore eccetera.</p>

<p><strong>Ricordiamoci che quello che mangiamo, il nostro cibo, è anche il cibo per il microbiota.</strong> Quindi sta a noi offrirgli del materiale indigerito come le fibre per il suo nutrimento, cosicché possa svolgere azioni utili per noi. <em>Il microbiota preferisce fibre innanzitutto, da frutta e verdura</em>, ma non per questo dobbiamo mangiarne in quantità esagerate o eccessive.</p>

<p>Nel prossimo podcast vi parlerò di <a href="/2023/06/06/e-la-pancia-non-c-e-piu-quarta-parte.html">come i <abbr>FODMAP</abbr> (fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides, and polyols) influenzano la salute del nostro microbiota</a> e metterò sotto la lente anche quelle presenze invisibili della nostra alimentazione che sono gli additivi alimentari e di <a href="/2023/06/06/e-la-pancia-non-c-e-piu-quarta-parte.html">come il microbiota sia la nostra prima barriera contro i metalli pesanti</a>.</p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[... sino al 30% della popolazione soffre di gonfiore di pancia, vediamo qualche perchè]]></summary></entry><entry><title type="html">… e la Pancia non c’è più! (Seconda Parte)</title><link href="https://dietista.it/2023/02/21/e-la-pancia-non-c-e-piu-seconda-parte.html" rel="alternate" type="text/html" title="… e la Pancia non c’è più! (Seconda Parte)" /><published>2023-02-21T00:00:00+00:00</published><updated>2023-02-21T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2023/02/21/e-la-pancia-non-c-e-piu-seconda-parte</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2023/02/21/e-la-pancia-non-c-e-piu-seconda-parte.html"><![CDATA[<p>In questa seconda parte vi accompagnerò alla scoperta del <strong>Microbiota</strong>, una comunità di microrganismi che vivono in simbiosi con il corpo ospite, come il nostro, ma anche in quello animale e vegetale.</p>

<p>Perlopiù <em>il Microbiota è composto da batteri, ma anche da virus e funghi, e albergano soprattutto nel colon</em>, ma sono anche presenti sulla pelle, nella bocca, nello stomaco e anche nei polmoni. Pensate che <em>le feci sono composte dal 70% d’acqua, il 10% da sostanze indigerite e il 20% da flora batterica morta</em>.</p>

<p>È sorprendente che <em>il numero di cellule batteriche che convivono con noi è addirittura superiore al numero delle cellule che compongono il nostro corpo</em>, ma le nostre cellule, essendo più evolute e più complesse, sono più grandi, più voluminose, praticamente si vedono solo le nostre.</p>

<p>Desidero vi facciate un’idea precisa del Microbiota e della rilevanza della sua presenza, perché deve svolgere, per sé, per noi e con noi, delle azioni importanti e vitali. Il Microbiota, oggi giorno, <strong>può essere considerato un organo</strong>, perché oltre ad aiutarci a digerire elementi essenziali, a dare un aiuto importantissimo al sistema immunitario, a produrre vitamine come le B e la K, ad assorbire oligominerali come il ferro, il calcio e il magnesio, oltre tutto ciò, i ricercatori indagano e scoprono delle funzioni in più del Microbiota, come <em>la produzione di sostanze che servono da antibiotico o da regolatori anche del nostro umore</em>, sì anche del nostro umore.</p>

<p>Ogni neonato nasce con un Microbiota unico, diverso dagli altri, come un’impronta digitale, che dipende dalla gestazione e dal parto. Sarà l’eredità della propria madre e si maturerà attorno ai 2-3 anni di vita. Anche se il Microbiota è unico, ha però dei tratti macroscopici comuni con gli altri Microbiota, ma se pensiamo che è composto da almeno 1000 specie, allora i conti tornano.</p>

<p>Abbiamo detto che il Microbiota collabora con noi e riesce a farlo finché la sua composizione rimane ricca, varia, si dice che c’è una sorta di equilibrio nella flora. Soffermiamoci a quella intestinale, che è la più numerosa, un equilibrio chiamato <strong>eubiosi</strong>. <em>Quando le specie batteriche che albergano nel nostro intestino hanno un sorta di equilibrio tra loro, possiamo parlare di eubiosi.</em></p>

<p>In questo stato di eubiosi, equilibrio, sono compresi anche quei batteri potenzialmente patogeni, o cattivi, che finché la nostra flora è varia e abbondante tiene a bada, e non gli permette di moltiplicarsi oltre la norma o di migrare verso qualche distretto del corpo che non è quello abituale. Tra questi ricordiamo i più famosi: <em>Helicobacter</em>, famoso per i problemi che può arrecare allo stomaco; <em>Candida</em>, un fungo fastidioso alle vie genitali femminili, all’intestino e anche alla mucosa orale; <em>Stafilococco aureo</em>, ma di quest’ultimo voglio citarvi un <a href="https://www.nih.gov/news-events/nih-research-matters/probiotic-blocks-staph-bacteria-colonizing-people">articolo recentissimo</a> in cui Stafilococco, dalle sue sedi tradizionali, come la superficie della pelle, il naso, l’intestino, migra verso aree come sangue, polmoni, ossa, o sotto l’epidermide, creando gravi infezioni persino fatali. Bene, <a href="https://doi.org/10.1016/S2666-5247(22)00322-6">questo studio</a> ci porta ad un risultato che ha dell’incredibile, e cioè l’utilizzo di un altro batterio per riaccompagnare lo Stafilococco all’interno del suo perimetro dove alberga senza recare danno, riducendo la sua presenza di quasi il 95%, senza alcun effetto collaterale. Evitando così l’uso di antibiotici che colpirebbero tutti i batteri, anche quelli benefici, che risiedono nel nostro organismo.</p>

<p>Si dice allora che <strong>il nostro Microbiota è resiliente</strong>, parola ereditata dall’ambito psicologico, e cioè la capacità di recuperare il suo profilo funzionale sano dopo un insulto. Elencheremo questi insulti che portano allo squilibrio o <em>disbiosi</em>.</p>

<p>Perciò <strong>la parola d’ordine è: conservare l’eubiosi</strong>, l’equilibrio, conservare la variabilità, la ricchezza del Microbiota, che abbiamo ereditato e fatto crescere con tante specie ed ognuna con la sua peculiarità.</p>

<p>Allora torniamo ora al nostro gonfiore di pancia. Il primo significato è che la condizione di eubiosi, equilibrio, è cambiata, sta virando verso una condizione di disbiosi, squilibrio, del Microbiota.</p>

<p>Vi anticipo ora le principali cause di disbiosi. Esse sono: <strong>l’alimentazione</strong>, vedremo la qualità e la quantità, <strong>l’uso dei farmaci</strong> e <strong>lo stress</strong>.</p>

<p>Volevo così ripetervi quanto sia riduttivo dire, questo o quel cibo, mi gonfia la pancia.</p>

<p>La prossima volta vi parlerò di queste <a href="/2023/03/29/e-la-pancia-non-c-e-piu-terza-parte.html">cause principali del gonfiore di pancia</a>.</p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[Con questa puntata vi avvicino al mondo del Microbiota]]></summary></entry><entry><title type="html">… e la Pancia non c’è più! (Prima Parte)</title><link href="https://dietista.it/2023/02/07/e-la-pancia-non-c-e-piu-prima-parte.html" rel="alternate" type="text/html" title="… e la Pancia non c’è più! (Prima Parte)" /><published>2023-02-07T00:00:00+00:00</published><updated>2023-02-07T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2023/02/07/e-la-pancia-non-c-e-piu-prima-parte</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2023/02/07/e-la-pancia-non-c-e-piu-prima-parte.html"><![CDATA[<p>Se avete sofferto almeno una volta di gonfiore addominale, mi riferisco a quel fastidioso gonfiore che ci condiziona la giornata, allora vorrà dire che siete nel podcast giusto.</p>

<p>Innanzitutto diamo la giusta dignità a questo organo così importante: <strong>l’intestino</strong>. Vediamolo un po’ più da vicino. <em>Sulla mucosa intestinale sono presenti i villi</em> che sono come tante piccole propaggini, sembrano delle dita, che allora volta sono ricoperti da altri villi, i <em>microvilli</em>, perché sono naturalmente molto più piccoli. Alla luce di ciò, se potessimo virtualmente sviluppare o stendere ogni piccola superficie della mucosa intestinale, questa matrioska di superfici assorbenti, allora dicevo, <strong>se potessimo virtualmente stendere ogni piccola superficie intestinale, potremmo ricoprire quasi un campo da basket.</strong></p>

<p>Ribadisco: <strong>abbiamo una superficie assorbente grande quasi un campo da basket.</strong></p>

<p>Perché allora un tessuto così esteso perde la sua efficienza e per protesta produce gas oltre la norma, tanto da rendere così anti estetica la nostra pancia? <em>Sarà quello che mangiamo?</em></p>

<p>Tendenzialmente chi soffre di gonfiore, inizia ad eliminare questo o quell’alimento, va per tentativi, che lì per lì, per qualche breve periodo, sembreranno quasi d’aiuto. È l’approccio giusto per sconfiggere questo malessere? Ma facciamo un passo indietro così da potervi dare tutti i tasselli per sistemare questo puzzle.</p>

<p>Fondamentalmente il nostro campo da basket, ehm scusate, il nostro intestino, ha tre funzioni: una è quella di <strong>assorbire i nutrienti</strong>, la seconda è quella di <strong>proteggerci dai microrganismi potenzialmente patogeni</strong>, e cioè che nuociono alla salute, e terza è quella di <strong>eliminare le sostanze di scarto</strong> con le feci.</p>

<p>Basta pensare che <em>quello che ingeriamo non è sterile</em> e oltre al sapore può portare con sé batteri, virus, funghi o altro. In sintesi <strong>l’intestino, con la sua mucosa, ci difende da possibili aggressioni.</strong> Quindi, mentre nella mucosa si completa il processo di digestione e assorbimento dei nutrienti, contemporaneamente essa cercherà di liberarci anche da agenti potenzialmente dannosi per la nostra salute. E se ciò non accadesse saremmo un giorno si, e un giorno no, con delle infezioni.</p>

<p>A dimostrare questo lavoro incessante di disinfezione c’è il fatto che <em>un gran numero di linfonodi sono situati proprio nell’intestino.</em> Questa è una barriera immunitaria.</p>

<p><strong>Il primo riconoscimento dei microrganismi dannosi avverrà sulla superficie della mucosa.</strong> Ed ecco entrare in campo quella che sarà la nostra seconda parte del podcast: <em>la flora batterica intestinale</em>, detta anche <em>microbiota</em>. Le prime sentinelle del nostro intestino. Vi anticipo che <strong>il buon funzionamento dell’intestino è strettamente legato alla flora batterica</strong>, oltre che alle nostre abitudini alimentari, ed esse, a loro volta, contribuiranno a regolare la crescita della flora batterica o microbiota.</p>

<p>Quindi possiamo dire che <em>se il gonfiore va oltre la norma è sicuramente un grido di aiuto da parte di questo organo meraviglioso</em>, che ci avvisa di una qualche alterazione, che non sarà necessariamente, o solo, di natura alimentare.</p>

<p>Per la <a href="/2023/02/21/e-la-pancia-non-c-e-piu-seconda-parte.html">soluzione a questo problema</a> ci sentiamo nella seconda parte del prossimo podcast.</p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[Se avete un pò di pazienza cercheremo di venire a capo del motivo di quel fastidioso gonfiore di pancia che a volte non dà tregua.]]></summary></entry><entry><title type="html">La Forza dell’Acqua</title><link href="https://dietista.it/2023/01/23/la-forza-dell-acqua.html" rel="alternate" type="text/html" title="La Forza dell’Acqua" /><published>2023-01-23T00:00:00+00:00</published><updated>2023-01-23T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2023/01/23/la-forza-dell-acqua</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2023/01/23/la-forza-dell-acqua.html"><![CDATA[<p>Ci chiediamo <em>quanto sia importante e vitale idratarci correttamente</em>, con almeno una quantità sufficiente d’acqua?</p>

<p>Attenzione perché oggi farò riferimento ad <strong>uno studio che ci convincerà a fare più attenzione all’acqua che beviamo e alla sua estrema importanza.</strong> Perdonatemi se a tratti sarà un po’ pesante, ma ne vale la pena.</p>

<p>Prima di tutto una breve introduzione. <em>Siamo costituiti da più del 50% d’acqua</em>, che ci serve per regolare la temperatura, ci serve per la digestione del cibo, per la costruzione degli ormoni, per lo scambio di ossigeno con l’esterno, e lo scambio di tutte quelle sostanze, metaboliti, utili alla nostra sopravvivenza e a tanto altro. Ma quello che probabilmente non sappiamo, e che mi ha lasciata pensierosa, è quanto l’acqua che beviamo può incidere sulla nostra <strong>età biologica</strong>. Ripeto: età biologica, e cioè non la nostra <em>età anagrafica</em>, ma l’età che realmente rispecchia il nostro stato di salute. Come siamo davvero, dentro. Perciò ripeto: <em>quanto l’acqua che beviamo può incidere sulla nostra età biologica e di conseguenza, quanto può rallentare il nostro processo di invecchiamento</em> e di conseguenza la comparsa delle più comuni malattie croniche, come l’ipertensione, l’insufficienza cardiaca, il diabete, le malattie polmonari croniche e la demenza.</p>

<p>Credo che in questo momento ognuno di noi starà pesando a qualcuno. Io, in questo elenco di malattie croniche, trovo forse più dolorosa quella rappresentata dalla demenza, ma è solo un pensiero personale a mio padre e al dolore che ha dovuto provare a non ritrovarsi e riconoscersi più nella sua quotidianità.</p>

<p><strong>In sintesi vedremo come l’acqua, se assunta a sufficienza, possa incidere sulla nostra longevità.</strong></p>

<p>C’è uno <a href="https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2022.104404">studio recentissimo, appena pubblicato, uno studio statunitense, sullo stato di idratazione</a>, che desidero condividere con voi. Uno studio durato 25 anni e con circa 16.000 partecipanti. Si, hanno monitorato 16.000 persone per 25 anni. Con questo studio hanno valutato gli effetti pro-invecchiamento della lieve ipoidratazione, ossia quando beviamo poco, che attiva dei meccanismi subclinici, praticamente non rilevabili, di conservazione dell’acqua, e questi meccanismi portano ad una riduzione del volume di urine emesso, quindi faremo meno pipì, e soprattutto più concentrata, più colorata alla vista.</p>

<p>Questo meccanismo della conservazione dell’acqua in risposta alla ipoidratazione, fa alzare la quantità di sodio nel sangue, senza che però questo innalzamento possa superare i limiti consentiti, perciò non avremo nelle analisi del sangue il sodio fuori dalla norma, con l’asterisco per capirci, ma che si avvicina al limite massimo, senza oltrepassarlo. Questa è l’<strong>ipoidratazione subclinica</strong>.</p>

<p>Questo studio mette in risalto che quando il sodio sierico, cioè nel sangue, è nella parte superiore del range di riferimento, anche senza superarlo, in una persona di mezza età, è in grado di predire un più rapido invecchiamento biologico ed un aumento del carico di malattie croniche, caratteristiche dell’età avanzata. <strong>Praticamente questa ipoidratazione subclinica ci fa invecchiare molto più velocemente.</strong></p>

<p>Ora non voglio parlare di numeri, ma il messaggio è forte e chiaro: <strong>se beviamo poco acceleriamo il processo di invecchiamento e con esso il rischio, di almeno il 40% in più, di sviluppare tutte le malattie croniche legate all’invecchiamento.</strong></p>

<p><strong>Mantenere uno stato di idratazione ottimale rallenta il processo di invecchiamento e la nostra età biologica, e perciò la comparsa di tutte le malattie degenerative che si porta dietro.</strong></p>

<p>È stata anche identificata una soglia di sodio serico, rilevabile con le analisi del sangue di routine, che può essere utilizzata per identificare persone a rischio che necessitano di una valutazione clinica più approfondita.</p>

<p>Ora siamo alla domanda di rito: quanta acqua bere?</p>

<p>Noi non dobbiamo dimenticare che l’acqua la beviamo, tra virgolette, anche attraverso gli alimenti, la frutta, la verdura, ricchi d’acqua; le zuppe, centrifugati, anche la stessa pasta che una volta cotte trattiene l’acqua. E poi c’è anche una stagionalità: d’estate beve un po’ di più perché sudiamo per conservare la temperatura, e poi c’è l’età, il genere, e se si pratica sport. Perciò le variabili sono diverse e allora quando si parla di quantità d’acqua da bere io mi affido ad una quantità che si può solo aumentare, ad un minimo di sicurezza, incrementabile a seconda delle nostre particolari caratteristiche.</p>

<p><strong>Beviamo almeno 1 litro d’acqua.</strong> Sono circa 4/5 bicchieri di acqua distribuiti nella giornata. Meglio se riduciamo anche il quantitativo di consumo di caffè e di alcolici, che tendono a ridurre le riserve d’acqua e che concentrano le urine.</p>

<p>Il primo segnale che ci indicherà di aver intrapreso la strada giusta, sarà il cambiamento del colore delle urine che appariranno più chiare, più diluite.</p>

<p><strong>In sintesi vi consiglio di bere almeno 1 litro di acqua al giorno</strong>, a sorsetti, come fosse un vero e proprio <em>depurativo</em>, un <em>anti-aging</em>, che oltre ad allontanare le rughe da invecchiamento, tiene soprattutto lontano le malattie legate ad esso.</p>

<p>Alla prossima e il tema sarà <a href="/2023/02/07/e-la-pancia-non-c-e-piu-prima-parte.html">il famigerato gonfiore della pancia</a>.</p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[Quanto è importante l'acqua che beviamo?]]></summary></entry><entry><title type="html">Glutine, facciamo un po’ di chiarezza…</title><link href="https://dietista.it/2023/01/08/glutine-facciamo-un-po-di-chiarezza.html" rel="alternate" type="text/html" title="Glutine, facciamo un po’ di chiarezza…" /><published>2023-01-08T00:00:00+00:00</published><updated>2023-01-08T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2023/01/08/glutine-facciamo-un-po-di-chiarezza</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2023/01/08/glutine-facciamo-un-po-di-chiarezza.html"><![CDATA[<p>Buongiorno a tutti, oggi vi parlerò del Glutine.</p>

<p>Cerchiamo prima di tutto di capire meglio che cos’è. Allora vi farò un esempio pratico: se prendete una manciata di farina, si quella per fare il pane o la pizza, aggiungiamo dell’acqua e facciamo con le mani una pallina morbida. Ora questa pallina sciacquiamola sotto l’acqua corrente del rubinetto della nostra cucina. La pallina di pasta rilascerà piano piano un liquido lattiginoso biancastro, ecco questo è l’amido, la parte più zuccherina della farina. Con un po’ di pazienza ci troveremo alla fine con una pallina fatta a reticella, che avrà perso quindi la sua consistenza, e molto elastica, ecco questo è <strong>il glutine</strong>, la parte proteica della nostra farina, che darà anche elasticità al nostro impasto.</p>

<p>Mi permetto di affrontare l’argomento sul glutine per aiutare a fare un po’ di chiarezza. <em>L’intolleranza vera al glutine è una condizione che va trattata seguendo una alimentazione seriamente priva di glutine e questa è la celiachia.</em> Ora c’è invece chi, per passa parola o per disperazione, ha deciso in autonomia di evitare alimenti come pasta, pane, o altri prodotti da forno a base di grano, semplicemente perché consigliati a farlo oppure perché diagnosticato, tra virgolette, da test privi di valenza scientifica, che andrebbero confermati eventualmente con test convalidati come ad esempio la ricerca nel sangue degli anticorpi anti-transglutaminasi. In questo caso c’è la convinzione che evitando alimenti con glutine si possano risolvere condizioni come il gonfiore della pancia oppure un transitorio aumento di peso.</p>

<p>Cos’altro sappiamo, sappiamo intuitivamente che il grano, il grano che arriva in tavola, non è certo quello di 100 anni fa. Il mercato ora è molto più ampio e le aziende sono tra virgolette costrette a produrre più pasta e più prodotti da forno, a discapito della qualità della materia prima e della qualità soprattutto anche della sua trasformazione.</p>

<p>Immaginate questa proteina, il glutine, come un albero, un albero meraviglioso, con tutte le sue fronde, ecco la proteina complessa, nella sua struttura, che quando viene sollecitata dal calore, soprattutto il calore utilizzato nella trasformazione industriale del grano in pasta o da altri prodotti, o dall’irraggiamento, o dalla manipolazione genetica, essa cambia la sua forma. La proteina glutine cambia conformazione e perde la sua struttura originale organizzata, diventando così quasi irriconoscibile agli occhi dell’apparato digerente. <em>Quindi in molti casi la nostra sensibilità al grano è dovuta anche alla qualità del prodotto, alla sua scarsa riconoscibilità da parte del nostro apparato digerente.</em> Perciò è buona regola utilizzare in questi casi un tipo di pasta fatta con grani antichi, biologici, con il cereale non trattato e il suo glutine ancora intatto. Anche perché così avremo subito un primo responso alla nostra capacità digestiva nei suoi confronti.</p>

<p>Dovete sapere che utilizzando alimenti senza glutine, e soprattutto senza una motivazione reale, utilizziamo un alimento fatto essenzialmente di carboidrati, parenti degli zuccheri, e facilmente assorbibili. Qualcuno dice assimilabili, ma questo è un altro argomento. Perciò zuccheri facilmente assorbibili che ci riconducono al processo metabolico di costruzione dei grassi. <strong>Perciò è più facile ingrassare in questo caso, senza la proteina glutine che fa da regolatore.</strong> Si può dire anche che in questa maniera alziamo l’indice glicemico dell’alimento.</p>

<p>Quindi, perdonatemi se mi ripeto, <strong>per chi non è realmente intollerante al glutine e non ha dimestichezza con questo tipo di dieta, evitarlo diventa solo un boomerang, specie se lo si fa per ritrovare la propria forma fisica.</strong></p>

<p>Il nostro incontro termina qui ci sentiamo alla prossima, il tema sarà <a href="/2023/01/23/la-forza-dell-acqua.html">l’acqua e l’idratazione</a>.</p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[Credo e spero di fare un pò di chiarezza su questo tema, in realtà molto importante per alcuni ed entrato alla ribalta per altri... probabilmente in diversi casi solo a fini commerciali...]]></summary></entry><entry><title type="html">Sonno, il primo regolatore della nostra alimentazione</title><link href="https://dietista.it/2023/01/01/sonno-il-primo-regolatore-della-nostra-alimentazione.html" rel="alternate" type="text/html" title="Sonno, il primo regolatore della nostra alimentazione" /><published>2023-01-01T00:00:00+00:00</published><updated>2023-01-01T00:00:00+00:00</updated><id>https://dietista.it/2023/01/01/sonno-il-primo-regolatore-della-nostra-alimentazione</id><content type="html" xml:base="https://dietista.it/2023/01/01/sonno-il-primo-regolatore-della-nostra-alimentazione.html"><![CDATA[<p>Buongiorno a tutti, buongiorno a tutte, come avete riposato questa notte? Bene, allora il tema per oggi sarà quello del sonno. <strong>Il sonno</strong>, come influisce sul nostro benessere, il nostro stato psicofisico e anche sulla nostra alimentazione. Vedremo tutte queste relazioni oggi.</p>

<p>Non dobbiamo credere che il sonno sia un tempo morto, anzi aiuta proprio il nostro organismo a mantenere uno stato di benessere e a funzionare meglio.</p>

<p><strong>Un adulto avrebbe bisogno di almeno 7/8 ore di sonno</strong>, e una fase di questo, ne avrete già sentito sicuramente parlare è <em>il sonno R.E.M.</em>, è l’acronimo inglese di sonno a rapidi movimenti oculari. È una fase in cui in realtà vengono stimolate le nostre regioni cerebrali, stimolate al ricordo e all’apprendimento.</p>

<p>Così come il sonno e il buio, <em>la luce è fonte di vita che regola i nostri ritmi biologici</em>. Cosa fa la luce del giorno, la luce, la luce del sole, aumenta la produzione di <strong>serotonina</strong>, ne avrete già sentito sicuramente parlare. È un ormone o un neurotrasmettitore che ha effetto antidepressivo, stimolante, abbassa i livelli dello stress, migliora il tono dell’umore, e di fatti, molti antidepressivi diciamo moderni tra virgolette, lavorano proprio sulla conservazione della serotonina.</p>

<p>Cerchiamo ora di mettere ordine alle cose. La serotonina è il precursore, cioè quella che servirà a costruire, la <strong>melatonina</strong>. Ecco l’ormone che regola il ritmo sonno veglia. Perciò siamo tra virgolette programmati per vivere alla luce del sole di giorno e la notte, tecnicamente, a dormire. <a href="https://doi.org/10.1080/07420528.2018.1527773">Gli studi</a> ci confermano che <strong>l’esposizione alla luce solare al mattino ci permette una maggiore produzione di melatonina la sera, facilitando così l’addormentamento e migliorando anche la qualità del sonno.</strong></p>

<p>Sembra proprio che questi due ormoni si rincorrano, perché la nostra attività di giorno condizionerà la qualità del nostro sonno, che a sua volta regolerà l’asticella del nostro stress e la qualità del nostro appetito. Si, avete sentito bene, la qualità del nostro appetito e della nostra eventuale fame nervosa.</p>

<p><em>Quindi regolando il sonno, il risultato è anche quello di regolare la produzione di serotonina, renderla sufficiente a controllare il nostro appetito e/o la nostra fame nervosa.</em> Ecco di nuovo <strong>il cerchio che si chiude, il sonno che può controllare la nostra alimentazione.</strong></p>

<p>Perciò possiamo aiutarci, migliorando la qualità del sonno con <strong>prodotti naturali, come la valeriana, la passiflora</strong>, o altri, in funzione al tipo di disregolazione che abbiamo del sonno. E cioè, se facciamo fatica a prendere sonno, se ci svegliamo a qualche ora della notte. Ecco allora ad esempio valeriana induce il sonno e va bene perché fa fatica ad addormentarsi. Mentre la passiflora abbassa lo stress e i pensieri circolari quelli che non ci fanno dormire o riposare.</p>

<p>Oppure possiamo aiutarci migliorando la qualità del giorno, con i <strong>precursori naturali della serotonina, come grifonia, oppure alimenti come le ciliegie</strong>, se fosse stagione, o qualche pezzetto di banana. In ogni caso <strong>è buona abitudine fare una cena di facile digestione, evitare il caffè, e anche gli alcolici.</strong></p>

<p>Bene, questo primo incontro termina qui. Sono felice di essere stata in vostra compagnia e per il prossimo argomento, cosa ne dite se <a href="/2023/01/08/glutine-facciamo-un-po-di-chiarezza.html">facciamo un po’ di chiarezza sul tema glutine</a>?</p>

<p>A presto,
Mara.</p>]]></content><author><name></name></author><summary type="html"><![CDATA[Il sonno, come influisce sul nostro benessere, il nostro stato psicofisico e anche sulla nostra alimentazione]]></summary></entry></feed>